AwnOrdine Architetti - Pianificatori, paesaggisti, conservatori della provincia di Ravenna

note sulla riforma universitaria 

Nei primi mesi del 2007 sono stati emanati - dal Ministro dell'Università e della Ricerca - i cosiddetti "Decreti d'area", in attuazione del D.lgs 270/2004; a essi si associano i "Decreti di accompagnamento".
Le tabelle dei nuovi "Decreti d'area" prevedono una notevole diminuzione del numero minimo di Crediti Formativi Universitari (CFU) obbligatori, con riferimento alle caratteristiche di ciascun corso appartenente ad una determinata classe. A questo si associa una maggiore rigidità nella loro puntuale individuazione.
Per esplicita dichiarazione del Ministro, gli obiettivi del provvedimento sono, in estrema sintesi, questi:

  • ridurre il numero di corsi di I e II livello attivati in applicazione del D.lgs 509/1999;

  • razionalizzare l'offerta didattica e favorirne la caratterizzazione sul territorio;

  • aumentare i gradi di flessibilità del sistema;

  • favorire la differenziazione dell'offerta entro uno stesso settore di studi (aumentando la competitività fra sedi universitarie);

  • favorire un effettivo controllo di qualità dell'offerta formativa, anche in vista dell'attivazione dell'Agenzia nazionale di valutazione.

Principali novità introdotte dai nuovi decreti:

  1. In un corso di laurea triennale non vi possono essere più di 20 esami o prove e verifiche intermedie dell'apprendimento, mentre nei corsi di laurea magistrale il numero è fissato a 12 (per le lauree magistrali quinquennali a ciclo unico il numero massimo è di 30).

  2. Non è possibile, per il singolo docente, concorrere, con i propri insegnamenti, a rendere attivabili più di due corsi di studi, nel proprio o in altri Atenei e di qualsiasi classe.

  3. Non è possibile attivare un corso di studi, in una determinata classe, che non abbia almeno 60 CFU comuni agli altri corsi della stessa classe e se non si differenzia da quelli per almeno 40 CFU.

  4. E' necessario che almeno 90 CFU nelle lauree e 60 CFU nelle lauree magistrali siano riconducibili a insegnamenti tenuti da docenti di ruolo, inquadrati nei rispettivi settori scientifico-disciplinari.

  5. E' possibile raggruppare i CFU minimi obbligatori - per ciascun corso di studi delle diverse classi di laurea o di laurea magistrale - esclusivamente "in ambito di discipline di base e caratterizzanti" (a seguito della eliminazione delle cosiddette "discipline affini" ex D.lgs 509 e permanendo tuttavia l'obbligo di garantirne un'adeguata presenza nella costruzione dei singoli piani di studio).

  6. E' obbligatorio riconoscere, nei passaggi tra corsi di studio di una medesima classe, almeno il 50% dei CFU già acquisiti (per agevolare la mobilità interna ed esterna degli studenti).

Recenti riforme dell'università:

1993
Riforma degli ordinamenti didattici dei corsi di laurea in Architettura, che recepisce la Direttiva europea sulla professione dell'architetto (direttiva CEE n. 384/1985).
Quella riforma prevedeva il notevole aumento delle ore di didattica, la loro predeterminata ripartizione tra le aree e i settori scientifico-disciplinari a livello nazionale e l'introduzione dei laboratori didattici. L'obiettivo era quello di delineare la cosiddetta figura di "architetto generalista".

1999
Il D.lgs 509/1999 muta radicalmente l'intero sistema degli studi universitari introducendo il sistema "3+2". Vengono emanati i cosiddetti "Decreti d'area" che, per ogni classe di laurea e di laurea specialistica (ovvero i bienni superiori) stabiliscono i settori scientifico-disciplinari da attivare e i corrispondenti numeri minimi di CFU, suddividendoli in ambiti di base, caratterizzanti e affini. Allo stesso tempo, il Nucleo nazionale di Valutazione del Sistema Universitario mette a punto una serie di "requisiti minimi" per stabilire se un corso di studi possa essere attivato in una facoltà, in ottemperanza al principio di autonomia degli Atenei.

2004
Il D.lgs 270/2004, pur confermando la struttura del D.lgs 509, rivede ampiamente i suoi contenuti. Il decreto prevede, tra le altre cose, la possibilità di costruire percorsi orientati accademicamente alla prosecuzione in un biennio magistrale (3+2), oppure costruiti in modo da garantire un'effettiva professionalizzazione dei laureati triennali.

(Tratto "Il Giornale dell'Architettura" n. 51 - maggio 2007)